Cooperazione internazionale

Popolo Saharawi, le sentenze della corte di giustizia Ue sulle risorse naturali

Incontro online il 21 ottobre per approfondire il tema con esperti e Unibo

La Rete italiana di solidarietà con il popolo Sahrawi e il CRED (Centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia) propongono il 21 ottobre un incontro online sul tema delle risorse naturali del Sahara occidentale, tra processo di autodeterminazione e accordi economici. Si tratta di un approfondimento con considerazioni sulle sentenze della Corte di giustizia dell’Unione europea dal 2016 al 202.

Il programma

Diritto all'autodeterminazione e diritto alle risorse naturali del Sahara occidentale nella giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea

21 ottobre 2021 - ore 17.00-18.30 

Moderatrice Giulia Olmi, coordinatrice gruppo internazionale RETE solidarietà italiana con il popolo saharawi

Introduzione Fabio Marcelli, Centro di Ricerca ed Elaborazione per la Democrazia - Gruppo Intervento Giuridico Internazionale (CRED-GIGI) 

Relazione di Marco Balboni, docente di diritto internazionale, Università degli Studi di Bologna

Per l’iscrizione

  • Inviare richiesta all’indirizzo mail: associazionetiris@gmail.com
  • Agli iscritti saranno inviate le credenziali di accesso alla piattaforma

Informazioni di contesto

Il Sahara occidentale è un territorio grande circa quanto l’Inghilterra, le cui risorse economiche e la cui posizione strategica sono state oggetto di grande interesse, sia in epoca coloniale (fu infatti colonia spagnola dal 1885) che dopo la ritirata dalla Spagna, nel 1975, a cui è subentrato il regno del Marocco con una invasione militare, che controlla tutt’oggi l’80% di quest'area. 

Nel 1974, la Banca mondiale definì il Sahara occidentale come il territorio più ricco della regione del Maghreb, in virtù delle sue risorse: pesca, fosfati, ambiente adatto per sviluppare energia eolica, agricoltura. Nonostante autorevoli pareri circa l’insussistenza di alcun tipo di legame giuridico di sovranità territoriale tra il Sahara occidentale e lo Stato marocchino (1975: parere consultivo della Corte internazionale di giustizia dell’Aja; 2020: Sottosegretario generale per gli affari giuridici e consigliere giuridico delle Nazioni unite, Hans Correl), l’Unione europea e il Marocco hanno siglato accordi economici per molti anni in cui erano incluse le risorse provenienti dal Sahara occidentale. 

Grazie a questi accordi, le esportazioni dal Sahara verso l'UE hanno raggiunto i 435 milioni di euro nel 2019.  

In tre successive sentenze, pronunciate tra il 2016 e il 2018, la Corte aveva invalidato gli accordi esistenti, sostenendo che il Marocco e il Sahara occidentale erano due territori separati e che qualsiasi accordo che riguardi il Sahara deve avere il consenso della sua popolazione indigena. 

La Commissione europea ha poi reagito, avallata dagli Stati membri, negoziando nel 2019 con Rabat nuovi accordi che prevedessero estensioni al Sahara. Nel 2019 il Fronte polisario presentò un ricorso per chiedere l'annullamento degli accordi di associazione e pesca siglati nel 2019 dalla Commissione europea con il Marocco.  

Il tribunale dell’Unione europea ha annullato due accordi commerciali con il Marocco, perché applicati forzatamente anche al territorio occupato. Il primo stabiliva dei dazi doganali preferenziali per i prodotti di origine marocchina, tra cui appunto anche quelli del Sahara occidentale, mentre il secondo regolava le licenze di pesca concesse dal Marocco alle navi europee, che, in cambio di una cospicua somma annuale di denaro, potevano de facto pescare nel Sahara occidentale. Inoltre, il Tribunale ha dovuto annullare i nuovi accordi perché ugualmente conclusi senza il libero consenso del popolo Saharawi e, quindi, in contrasto con quanto imposto dal principio di autodeterminazione dei popoli.

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pubblicato il 2021/10/11 11:20:00 GMT+2 ultima modifica 2021-10-11T12:06:29+02:00

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